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Le lenticchie sono un prezioso alleato per chi segue una dieta vegana: non solo sono un’ottima fonte di proteine, ma anche di fibre, ferro, magnesio e potassio. Bisogna tuttavia sapere che le proteine contenute nelle lenticchie (e nei legumi in genere) sono carenti di alcuni aminoacidi essenziali come la cisteina e la metionina. Ne deriva una minore assimilazione di tutti gli aminoacidi, un inconveniente al quale, tuttavia, si può ovviare. Come? Abbinando le lenticchie a pasta o a cereali.




Per questo, ma anche perché si tratta di un piatto davvero sfizioso e invitante, nella “feretra” del vostro menù personale non dovrebbe mai mancare la pasta con le lenticchie. Oltretutto si tratta di una ricetta adatta sia a chi ha tempo e passione per la cucina, sia a chi necessita di soluzioni più veloci.




Nella ricetta che vi suggeriamo, sarà sufficiente premunirvi di orecchiette pugliesi (80 gr. per persona), lenticchie al vapore (3/4 cucchiai per persona), 1 porro (più digeribile e delicato della cipolla) e dado vegetale granulare (1 cucchiaino per persona).

Chi ha tempo, dicevamo, può cuocere da sé le lenticchie e preparare in casa un saporitissimo dado vegetale senza ricorrere a quanto di meglio offre il mercato. In caso contrario, raggruppati gli ingredienti, si può partire: mentre si fanno lessare in acqua salata le orecchiette, in un wok a parte si faccia soffriggere un po’ di porro in olio di oliva. Dopo alcuni minuti si aggiungano le lenticchie, private del liquido, e del brodo vegetale. Si cuocia per qualche minuto a fuoco medio fin quando il composto non si sarà leggermente addensato. Una volta scolate, versate le orecchiette nel wok, regolate di pepe e fate saltare 30 secondi a fuoco vivo. Servite le orecchiette alle lenticchie ancora calde e…Buon appetito!

Pensate:  in 100 grammi di questi semi sono presenti ben 20 grammi di omega 3, acidi grassi essenziali indispensabili per la salute e il benessere di cui si dice molto ricco il pesce. Nelle sardine, per dire, ne sono contenuti 4,08 grammi per 100 grammi. Parliamo dei semi di chia, un alimento di recente importazione con cui, in Europa, non abbiamo ancora moltissima confidenza. E, chi la ha, ca va sans dire, è perché segue un’alimentazione vegana e si dimostra particolarmente attento e ricettivo verso alimenti come questo straordinario seme di origine azteca, proveniente da una pianta floreale della famiglia delle lamiaceae: la Salvia Hispanica nativa del Messico e del Guatemala.




Che la stessa parola, Chia, in azteco, significhi forza, appare di per sé indicativo dei valori nutrizionali contenuti in questi semi, particolarmente ricchi anche di calcio. Avete presente quando vi rimbrottano che latte e formaggio fanno bene perché contengono molto calcio? Bene, i semi di chia ne contengono circa 5 volte in più rispetto al latte! Inoltre regalano un piacevole senso di sazietà e sono utili per chi desidera dimagrire: la loro natura idrofila li rende capaci di assorbire i liquidi fino a 10 volte il loro peso, proprietà, questa, che ne suggerisce l’uso come gelatina o addensante.

Vi abbiamo convinto a provarli? Non ancora? Scorriamo rapidamente, allora, i loro utilizzi in cucina, molto diversificati grazie a un sapore piuttosto neutro che ricorda quello della nocciola. Possono essere consumati sia crudi che tostati, aggiunti innanzitutto a insalate e macedonie. Apportano valore a impasti come pane, focacce, torte salate, ma anche alle polpette vegetali. A colazione sono ottimi su pane e marmellata, negli aperitivi sui crostini spalmati con crema di olive, di peperoni o di carciofi, a pranzo o cena in minestroni di verdura (soprattutto alla genovese!) e vellutate.

Fra le ricette più ghiotte, spicca naturalmente il pudding ai semi di chia e frutta fresca, una ricetta semplicissima che consiste nell’addensare purea di frutta fresca, semi di chia, bevanda di soia e dolcificante naturale. Dopo le necessarie ore di riposo per consentire ai semi di assorbire i liquidi, il vostro pudding sarà pronto per essere guarnito a piacere!




Se pensate che la vocazione turistica di un luogo si misuri anche sulla sensibilità alle nuove tendenze, una visita a Camogli non potrà deludervi. Per attenzione al mondo vegan, infatti, il caratteristico borgo del Golfo Paradiso è una delle località più vivaci e ricettive della Riviera, con insalateria, creperie veganok e ristoranti con menù specifici.




E’ il caso del ristorante Lo Spuntino ( Via garibaldi 172 – 0185 77 34 86), situato nella zona a più alta vocazione turistica, quasi in prossimità del porticciolo.

Ad accogliervi, insieme a un’atmosfera decisamente romantica, troverete un menù vegetariano e vegano ben evidenziato, con proposte decisamente interessanti. A partire dalle trofie al pesto vegano, una variante di cortesia che non deve destare particolare scandalo, fra i puristi della salsa verde più famosa al mondo.

La variante “educata” tipica dei ristoranti, povera o addirittura priva di aglio,è infatti molto più distante dall’originale di un pesto senza parmigiano e pecorino, che poco o nulla aggiungono all’aroma e all’intensità del piatto.




Fra le altre proposte, spiccano l’insalata ai 5 cereali con verdure grigliate; il farrotto, farro tostato in soffritto di cipolla e carote cotto poi in umido con lo zenzero; i tonchini di melanzane grigliate in sugo di pomodoro e origano. La tipica panissa con le cipolle, simile per gusto alla farinata di ceci (si prepara infatti con farina di ceci e acqua senza aggiunta olio nell’impasto) o l’ancora più autoctono minestrone alla genovese, anch’esso con pesto vegano, fino alla quinoa con le verdure grigliate e a stuzzicanti spaghetti all’ortolana con verdure – rigorosamente – di stagione. Il ristorante presenta anche una selezione di birre artigianali molto interessante con cui accompagnare i vostri piatti prescelti.

Panissa ai cipollotti

La foto della panissa è meramente indicative della proposta a menù e non inerisce il piatto del ristorante

Lo Spuntino non è la sola possibilità per noi vegani, in quei di Camogli: poco prima, in linea d’aria, la “Creperie Bretonne” sarà lieta di proporvi una crepè di grano saraceno biologico interamente ok vegan, mentre all’inizio della stessa Via Garibaldi l’insalateria take away “Soffio di Mare” vi permetterà di soddisfare la vostra voglia di centrifugati, succhi estratti a freddo, tartare di avocado e zucchine e altre specialità da asporto.


Sarà solo un caso, questa corresponsione d’amorosi sensi col mondo cruelty-free? Oltre ad essere forse la località rivierasca più caratteristica, Camogli risulta anche la più pulita, la meglio organizzata, la più attenta ai temi dell’interior design (alcuni locali sono davvero dei piccoli capolavori di adattamento alle caratteristiche del luogo) e la più sensibile alla Cultura grazie al Teatro Sociale (anche se già coi suoi problemi), al festival della Comunicazione e a una libreria indipendente ben organizzata e concepita per bibliofili, non solo per consumatori saltuari di best seller.

Che valori civili e amore per il territorio portino a una maggiore attenzione verso il mondo vegan, a noi non sembra affatto una coincidenza.

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